Sapevo che le fotografie erano in giro da maggio, ma solo a giugno ho visto a Milano il manifesto della campagna con Lapo Elkann e la bandiera dell’Union Jack coi colori italiani.
Che dire, un vero colpo al cuore, in questi tempi di grigiore e mediocrità.
Così intensa in confronto al kitsch della media delle affissioni pubblicitarie in Italia.
Mi sono detto: ma la gente capirà?
In realtà, non è che la 500 è un supereroe, sei tu che sei un Eroe dei nostri tempi.
Un eroe coraggioso, che ha fatto della sua fragilità la sua forza invincibile.
Non so chi altri avrebbe avuto la fermezza che hai avuto tu di fare questa campagna, probabilmente nessuno e questo la dice lunga sull’epoca in cui viviamo.
Pochi, nessuno, sarebbero stati altrettanto Uomini con la U maiuscola da esporsi in prima persona per quello in cui credono.
Perché prendersi il disturbo, uscire dalla convenienza, per cercare di cambiare le cose?
Meglio adattarsi, meglio svendersi.
Un paese di pulcinella.
Solo una persona sensibile, che è molto, molto di più del trito stereotipo dell’immagine pubblica che gli è stata affibbiata, poteva farlo.
Si vede benissimo, Lapo.
Dietro le foto del gossip frusto e del cliché mondano, c’è un’intensa profondità d’ingegno, di principi morali.
Tra l’altro, ero convinto che questa iniziativa letteralmente frustasse, come una scudisciata, lo stracciume della comunicazione in Italia e veramente, lo ha fatto, per la sua innegabile forza rivoluzionaria che emana da ogni immagine.
Ma mi sarei aspettato che venisse ripresa e citata in ogni dove, come esempio di eccellenza mentre non mi sembra che sia successo e anche questo la dice lunga sul livello di invidia e asservimento in cui il nostro paese giace.
Ho trovato l’uso della bandiera, veramente cruciale, nel messaggio.
Insieme all’espressione di Lapo, che cambia a seconda dell’angolazione da cui si guarda (è questo il segreto della bellezza) e diventa, a tratti, implorante, spavalda, affranta, accusatoria, disillusa, sognante, provocatoria, innocente, speranzosa.
Mi ha ricordato l’uso di un’altra bandiera, quella nel film “La valle di Elah”, che aveva lo stesso significato e stava a comunicare un grido di aiuto estremo, disperante, di un sistema colto nel suo atto terminale.
Sei un Principe dei nostri tempi, Lapo, il guaritore ferito, colui che trasforma il proprio destino in magia e compassione, un miracolo, che solo ogni tanto si verifica nelle epoche (buie) per accendere una luce per i propri simili (o, fatalmente, dissimili…).
Per mostrare che una sensibilità diversa, non solo è possibile, ma dovuta.
Per avvolgere con un po’ di gentilezza il disfacimento spietato della nostra società.
E per mostrare, invano, temo, la strada.
No, suppongo, purtroppo, che la gente non capirà.
Never surrender, never.
Che dire, un vero colpo al cuore, in questi tempi di grigiore e mediocrità.
Così intensa in confronto al kitsch della media delle affissioni pubblicitarie in Italia.
Mi sono detto: ma la gente capirà?
In realtà, non è che la 500 è un supereroe, sei tu che sei un Eroe dei nostri tempi.
Un eroe coraggioso, che ha fatto della sua fragilità la sua forza invincibile.
Non so chi altri avrebbe avuto la fermezza che hai avuto tu di fare questa campagna, probabilmente nessuno e questo la dice lunga sull’epoca in cui viviamo.
Pochi, nessuno, sarebbero stati altrettanto Uomini con la U maiuscola da esporsi in prima persona per quello in cui credono.
Perché prendersi il disturbo, uscire dalla convenienza, per cercare di cambiare le cose?
Meglio adattarsi, meglio svendersi.
Un paese di pulcinella.
Solo una persona sensibile, che è molto, molto di più del trito stereotipo dell’immagine pubblica che gli è stata affibbiata, poteva farlo.
Si vede benissimo, Lapo.
Dietro le foto del gossip frusto e del cliché mondano, c’è un’intensa profondità d’ingegno, di principi morali.
Tra l’altro, ero convinto che questa iniziativa letteralmente frustasse, come una scudisciata, lo stracciume della comunicazione in Italia e veramente, lo ha fatto, per la sua innegabile forza rivoluzionaria che emana da ogni immagine.
Ma mi sarei aspettato che venisse ripresa e citata in ogni dove, come esempio di eccellenza mentre non mi sembra che sia successo e anche questo la dice lunga sul livello di invidia e asservimento in cui il nostro paese giace.
Ho trovato l’uso della bandiera, veramente cruciale, nel messaggio.
Insieme all’espressione di Lapo, che cambia a seconda dell’angolazione da cui si guarda (è questo il segreto della bellezza) e diventa, a tratti, implorante, spavalda, affranta, accusatoria, disillusa, sognante, provocatoria, innocente, speranzosa.
Mi ha ricordato l’uso di un’altra bandiera, quella nel film “La valle di Elah”, che aveva lo stesso significato e stava a comunicare un grido di aiuto estremo, disperante, di un sistema colto nel suo atto terminale.
Sei un Principe dei nostri tempi, Lapo, il guaritore ferito, colui che trasforma il proprio destino in magia e compassione, un miracolo, che solo ogni tanto si verifica nelle epoche (buie) per accendere una luce per i propri simili (o, fatalmente, dissimili…).
Per mostrare che una sensibilità diversa, non solo è possibile, ma dovuta.
Per avvolgere con un po’ di gentilezza il disfacimento spietato della nostra società.
E per mostrare, invano, temo, la strada.
No, suppongo, purtroppo, che la gente non capirà.
Never surrender, never.
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